Danila da Londra

Il mio nome è Danila, ho 36 anni e sono di Frosinone..
Direte voi... ma cosa c'entra una tizia di Frosinone con Londra? Se avrete la pazienza ed anche la voglia di ascoltarmi, vorrei raccontarvi la mia storia.
A metà degli anni '80, non ancora ventenne, decisi di dare una svolta alla mia vita e di realizzare il mio sogno nel cassetto: vivere a Londra. Se mi guardo indietro sono orgogliosa di quello che ho fatto e le mie esperienze brutte o belle che siano mi hanno portato ad essere quella che sono, tutto fa parte di noi nel bene e nel male. 
Ho avuto coraggio?
Non credo, penso piuttosto che quella forza d'animo, quell'entusiasmo e quell'audacia  
provengono dall'essere giovani, inesperti ed anche un po' irresponsabili, ma e' bello poter seguire fino in fondo la voce del proprio cuore senza badare ai timori e alle paure che avranno piu’ voce nella cosiddetta “maturità” e ci bloccheranno ampiamente nella vita adulta.
Io lasciai un ragazzo con il quale sentivo di non avere niente in comune, la mia famiglia, la cittadina di provincia dove ero cresciuta e tutto il mondo che avevo conosciuto fino ad allora ed appena una settimana dopo l’esame di maturità e con pochi soldi in tasca, tanti sogni in testa ed una grande passione per l’inglese partii con destinazione Londra.
Per me, da sempre insofferente alla mentalità chiusa e per molti versi ottusa della provincia, rappresentò una vera e propria liberazione. La sensazione che provai appena arrivata a Londra fu quella di entrare in una stanza illuminata dopo aver vissuto in una stanza buia per tanto tempo.
La prima immagine di Londra, uscendo dalla metropolitana di Goodge Street, resterà per sempre impressa in modo indelebile nella mia mente. Londra è una città che ha il potere di stupire, di meravigliare; non a caso Shakespeare disse: "Chi è stanco di Londra, è stanco di vivere."
Il tripudio di colori all’uscita della metro mostrava in tutta la sua interezza l’anima cosmopolita di questa grande metropoli. L’omino che all’angolo della strada gridava “Standard” (giornale londinese come puo’ essere Ciociaria oggi per Frosinone) in modo ininterrotto mi diede l’impressione di una voce antica nella modernità, poichè Londra è tradizione, ma anche innovazione, ha un doppio volto che la caratterizza: quella della città trend ed aperta alle innovazione ed il volto della tradizione, della capitale dell’Impero che "fu".
La scelta di essere single non fu una decisione presa coscientemente, non si stabilisce a tavolino io sarò single, non rientra nelle aspettative e nei progetti di “cosa farò da grande” e io non ho mai messo limiti al futuro e alla provvidenza, ma l’essere single rappresentava per me in quel momento affermare il mio bisogno di libertà, di poter decidere della mia vita e di esserne l’unica artefice.
Avevo bisogno di camminare con le mie gambe e di fare tutte le esperienze di cui sentivo la necessità senza l’aiuto di nessuno, per potermi misurare con me stessa.
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L’affrontare l’esperienza londinese con le mie sole forze è stata per me una lezione importante: ho imparato a gestire il mio tempo, ad organizzarmi tra casa, spesa, lavoro e molto di piu’ .....
Conducevo una classica vita da single, serate da sola leggendo avidamente un libro oppure in compagnia a provare l’euforia di essere la “padrona di casa”, fare la spesa e preparare con le mie mani una cena agli amici. Inizio’ lì il mio camino solitario, ero una single sì, ma senza avere ancora la coscienza di esserlo.
La solitudine a quei tempi era una compagna piacevole a cui raccontare, in silenzio, le mie sensazioni..e la vita era un'avventura meravigliosa.
Non è importante, secondo la mia esperienza, dove si vive,  ma credo sia importante lo spirito con cui si vive questa scelta; tutto dipende da come viviamo questa condizione mentalmente: se stiamo bene con noi stessi siamo anche in armonia con il mondo. 
Londra
Essere single a vent’anni con il mondo tra le mani e le porte aperte in qualsiasi direzione non e’ come essere single a 36, quando le aspettative sono sempre più elevate, ma le possibilità si assottigliano, quando la vita della maggior parte delle persone ha già preso il suo corso e la tua invece è ancora sospesa ed incerta, quando la condizione mentale è differente, quando la solitudine diventa un imposizione, quando si ci senti incompresi, quando le esperienze negative hanno preso il sopravvento e si diventa piu’ cauti e piu’ diffidenti, quando si vive male la propria scelta. Allora ha poca importanza se si vive a Londra a Milano o a Hong Kong... come dire: un conto è usare la solitudine in modo costruttivo, per conoscersi o per riflettere ed un altro è esserne usati e non avere altra scelta.
A vent'anni si e' genuini e spontanei; dovremmo continuare, anche da adulti , nonostante le delusioni che la vita inesorabilmente ci propone, a guardare il mondo con gli occhi di un ragazzo per riuscire a vedere quello che ci circonda sempre e ogni giorno con "meraviglia" rinnovata. [CONTINUA SOTTO] 

Come si viveva da single a Londra negli anni '80?
Essere single a vent'anni a Londra ebbe per me il significato di Libertà nel senso piu' ampio del termine.
Le associazioni di volontariato, il nuovo" terzo settore che si sta facendo prepotentemente avanti in Italia nell'ultimo decennio, era gia' molto presente ed attivo a Londra; i singles avevano una loro identità ben definita ed esistevano, e credo tutt'ora vi siano, moltissime iniziative e manifestazioni ad essi dedicati. Le attività di aggregazione e culturali erano numerose; Londra è una citta' che ha sempre dato "voce" a chi ha qualcosa da dire, ai deboli ed ai forti.......basta pensare che esiste uno spazio ad Hyde Park che si chiama lo Speaker's Corner (ovvero il nostro piu’ moderno forum)..io ho sempre pensato fosse una grande prova di civiltà e sensibilità.
La Londra che ho vissuto io era la Londra di Margaret Tatcher (la lady di ferro) in contrapposizione con quella degli squatters e dei centri anarchici, la Londra in cui la musica aveva un posto importante; molti artisti hanno iniziato a suonare nella metro o negli spettacoli all’aperto a Covent Garden; la Londra della tradizione rappresentata dalla corona e dall’inno nazionale a fine serata quando, in qualsiasi spettacolo televisivo e non, alla prima nota di “God save the Queen” (Dio salvi la regina), gli inglesi si alzavano all’unisono seguendo con silenzio riverente e religioso e a capo chino fino all’ultima nota. Era anche il volto della corona anticonformista di Lady D, era la Londra degli anni '80 quella che ho vissuto io e che vive nei miei ricordi, la Londra della solidarietà, degli striscioni e delle proteste a Trafalgar Square... in tanti a gridare "Let Mandela Free", la Londra della cultura macrobiotica e degli Hari Chrisna, delle passeggiate nei parchi e dei mercatini dell'antiquariato a Camden Town, del Festival giamaicano a Portobello e delle serata in allegria a Camden Palace.
era la Londra dei contrasti, con le sue contraddizioni e controculture, del tutto e' possibile, La Londra cosmopolita, ove convivevano piu' di 11 milioni di persone, differenti per nazionalità, colore, religione. Era la Londra colorata ed energica dei miei vent'anni e per questo unica ed insostituibile.
Cosa mi ha riportato in Italia?
Mi ha “fregato” la nostalgia di casa, della famiglia, della mia terra. Siamo cosi’ attaccati al “nostro” territorio come un albero alle sue radici e solo quando ne veniamo sradicati ci rendiamo conto di quanto ci manchi l’amato suolo sotto i piedi, di quanto contino per noi, pur dichiarando ai quattro venti di essere dei “senza-terra”, le nostre origini. Almeno per me è stato così, e' stato incredibile scoprire quanto salde fossero le mie radici e quanto reclamavano a piena voce il diritto di "appartenenza". Dopo l'entusiasmo iniziale e l’evidenziarsi dei tipici aspetti negativi delle grandi città..tanto per capirci, la routine casa-metro-lavoro ha segnato l’inizio di una certa insofferenza e la fine della mia spensieratezza.  [CONTINUA SOTTO] 
Volevo riappropriarmi della mia identità: io sono e credo sempre sarò una provinciale con i suoi lenti ritmi. Vivere in una città frenetica come Londra è stato come forzare la mia natura. Poi la lontananza dal mio paese e soprattutto dalla mia famiglia era diventata melanconia. Ad un certo punto ti rendi conto di essere un numero tra milioni di persone, tutti corrono come impazziti e non si fermano nemmeno un attimo per capire dove si stanno dirigendo, la mancanza di tempo e la frenesia rendono le persone indifferenti, si pensa solo a se stessi ed io ho cominciato a sentire la solitudine per la prima volta, sola tra milioni di persone, vivere nella stessa casa e non conoscere nemmeno il tuo vicino di camera dopo tre anni e' assurdo, eppure puo' accadere. 
Tutto gira molto piu’ velocemente e non hai nemmeno piu’ il tempo di fermarti a riflettere; la mattina in metro era un incubo, sentivo come se una massa umana mi si riversasse contro finchè, un mattino, ti fermi e capisci che non è quella la vita che vuoi vivere, capisci che tu sei li’ a correre, ma il tuo cuore è da un'altra parte. Fu così che decisi di seguire la “sua” voce che improvvisamente si alzò più forte e vera.
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