Haluha dal Belgio

Il mio nome d'arte è Haluha, ho 46 anni, sono single e vivo a Bruxelles da quasi 2 anni.
Che dire di questa esperienza?
Come si vive da single all'estero?
Mah, credo che la "singletudine" non sia una categoria sociale, ma una condizione mentale ed esistenziale quindi non da tutti vissuta in maniera uguale.
Le sfaccettature sono molte, si va da chi ha la volonta' di bastare a se stesso ( singles soddisfatti) a chi sente soprattutto la solitudine, vive la "mancanza".
Io non credo che ci sia qualcuno che scelga veramente di vivere solo, a questo proposito, suggerisco di leggere l'articolo di Michele Serra - Dopo il single arriva il "solo" - su "La Repubblica" di giovedi' 8 febbraio ; offre degli spunti per un'interessante discussione che propongo.
Allora, tornando a noi, dal punto di vista esistenziale l'ambiente conta parecchio. All'estero nelle grandi capitali Parigi, Londra, Amsterdam, l'ambiente è cosi' cosmopolita e pieno di varia di umanita' che, se da una parte ci si sente più soli (sì, è vero, si è uno fra i tanti, ma per molti questo "anonimato" serve per uscire allo scoperto), dall'altra si sviluppa una maggiore solidarieta' tra gente che si ritrova nella stessa situazione.
C'è da dire che nel nord Europa vige la regola dell'organizzarsi in tutto e per tutto (in maniera scientifica) e quindi esistono molte associazioni di vario tipo che programmano attivita' per trascorrere il tempo libero e per fare incontri ( non parlo di agenzie per cuori solitari).
L'esigenza è molto sentita perchè i singles sono sempre di più. Un'amica mi ha detto che a Parigi si restaurano interi palazzi del centro in mini appartamenti..tale è la richiesta!!!
Quanto a Bruxelles, il discorso è più particolare. La citta' deve tutto, nel bene e nel male, alla presenza delle Istituzioni Comunitarie che ne hanno fatto la capitale (amministrativa) dell'Europa. Ciò che la caratterizza oltre al cosmopolitismo di un' emigrazione tradizionale, dovuta alla sua posizione geografica centrale, è l'"emigrazione" collegata alle Organizzazioni Internazionali che hanno sede nella citta'. 
Si tratta, cioè, di un popolo di stagiares, giovani funzionari, consulenti, avvocati, o comunque professionisti nel campo del diritto internazionale e comunitario che vengono a fare esperienza lavorativa in queste organizzazioni internazionali e che hanno, quindi, il problema di ricostruirsi una rete di rapporti per sopravvivere alle difficolta' di non essere nel proprio paese, di dover affrontare usi e costumi differenti, della forte competitivita' nel lavoro. 
Questo tipo di ambiente ne fa una citta' difficile da vivere in quanto tutto il mondo che gravita intorno alle Istituzioni comunitarie è completamente sovrapposto e separato dalla citta' belga e dai suoi abitanti. Non c'è osmosi culturale, ma una interessata coabitazione!!
La mia esperienza si sta faticosamente sviluppando, ma sono ottimista.
Due anni fa sono arrivata piena di entusiasmo, perchè ero riuscita a realizzare il mio sogno nel cassetto di vivere all'estero. Io adoro Londra, ma non si puo' avere tutto dalla vita!! La mia è una situazione da "emigrata privilegiata".
Lavoro, infatti, per una societa' italiana che ha aperto un ufficio a Bruxelles. Quindi nessun problema, se voglio posso tornare e ritrovo il mio lavoro in Italia. 
[CONTINUA SOTTO]

Una bella sfida per una persona, ahimè, non più giovanissima, ma piena di spirito, che ancora "si sta cercando" e per la quale la citta' di provincia del Sud è sempre stata un po' "stretta".
Beh .., devo dire che la realta' è stata più faticosa del previsto, anche perchè alcune premesse si sono rivelate dei flop.
Ad esempio contavo molto su alcuni amici , colleghi d'universita', che vivono e lavorano qui da alcuni anni, e che ho ritrovato tutti più o meno sposati, con ritmi di lavoro massacranti e con weekend da vita sociale di coppia, del tipo: le cene del sabato sera dove ci sono solo coppie e se ci sono due uomini spaiati sono una coppia gay! (con tutto il rispetto per i gay, naturalmente!!). Insomma, ci vogliono moltissime energie mentali e uno standard d'umore piuttosto alto per superare le difficolta' senza scoraggiarsi. Voglio dire che quando si è all'estero è tutto molto più faticoso, anche la quotidianita' più spicciola, se non altro per la lingua; è quindi più facile sentirsi soli e deprimersi.
Ogni tanto mi capita e allora cerco di usare il cervello. Per prima cosa ho cercato di acquisire una maggiore sicurezza con la lingua iscrivendomi a corsi serali frequentati per lo più da lavoratori stranieri; poi ho cercato di vivere il più normalmente possibile...del tipo parrucchiera, veterinario, medico, abbigliamento...tutto in Belgio (i mei colleghi aspettano di rientrare in Italia per fare tutte queste cose e tornano in Belgio con il formaggio di casa ).
E poi ho fatto un viaggio all'estero con un gruppo belga. Questo devo dire è stato il mio colpo più azzeccato. Infatti in 10 giorni di continuo contatto con belgi ho acquisito quella confidenza con la lingua che mi fa avere un atteggiamento più rilassato con il mondo esterno.
Poi ho iniziato ad informarmi sul mondo delle associazioni di volontariato che organizzano il tempo libero, escursioni, sport e chi più ne ha più ne metta.
Non ho ancora trovato dei veri amici o un uomo che mi piaccia, ma mi sento meno sola, ho una rete di contatti ed occasioni e soprattutto ho la possibilita' di scegliere se stare da sola o in compagnia.
Naturalmente, per me, il motto è: "la ricerca non finisce qui", parola di lupetto!!!

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